Che cos’è l’ansia?

L’ansia, per quanto generalmente venga considerata in termini negativi, è una reazione emotiva innata e tipica della natura umana. In quanto tale non sempre quindi è nociva e, entro certi livelli di attivazione, può essere utile perché ci permette di individuare tempestivamente la presenza di un pericolo e di mettere in atto risposte adattive per fronteggiare al meglio la situazione.

In tempi antichi, quando l’uomo viveva in un ambiente in cui era quotidianamente esposto a gravi pericoli fisici, come l’attacco improvviso di un animale feroce, la reazione emotiva dell’ansia rappresentava una risposta primitiva funzionale alla sopravvivenza. L’ansia è regolata a livello cerebrale da aree arcaiche e legate a un’attivazione immediata rispetto ai processi di pensiero, che invece intervengono secondariamente. E’ proprio questa attivazione immediata che ci permette di reagire in maniera efficace e tempestiva quando ci troviamo di fronte a un pericolo, innescando il meccanismo attacco-fuga particolarmente utile ai nostri antenati per sopravvivere alle difficili condizioni ambientali. La risposta fisiologica associata all’ansia o alla paura si manifesta attraverso una serie di segnali fisici (aumento della pressione sanguigna, incremento della frequenza del respiro, aumento della tensione muscolare), determinando la reattività dell’organismo che si prepara ad attaccare o a scappare. Oggi l’uomo non si trova più a dover fronteggiare minacce fisiche reali, quanto piuttosto minacce “mentali” rappresentate da eventi di vita stressanti che attivano sempre le stesse aree cerebrali dei nostri antenati, generando però dei falsi allarmi.

L’attacco di panico è dato da un livello di attivazione simile a quando ci troviamo in una situazione di pericolo, in cui si sperimenta la risposta fisiologica associata all’ansia, che viene interpretata erroneamente in termini catastrofici.

Tipicamente l’attacco di panico è caratterizzato da un episodio di ansia intensa che raggiunge l’apice in pochi minuti, manifestandosi attraverso una serie di sensazioni fisiche associate all’attivazione del meccanismo attacco-fuga: affanno, tachicardia, sensazione di capogiro, dolore al petto, tremori. Dopo il primo attacco di panico, la paura di poterne avere un altro in futuro, induce di solito ad adottare diversi accorgimenti per fronteggiare l’ansia, come per esempio evitare le situazioni temute (comportamenti di evitamento) o affrontarle solo dopo aver preso le dovute precauzioni (comportamenti protettivi). Nell’immediato questi comportamenti permettono di sperimentare un abbassamento dell’ansia, ma nel lungo termine ci lasciano intrappolati in un circolo vizioso in cui risulta confermata l’idea del pericolo e la sensazione di non possedere sufficienti capacità personali per affrontare la situazione.

Senza spingersi così indietro nella storia evolutiva dei nostri antenati, anche le esperienze di vita precoci possono costituire una minaccia al normale percorso evolutivo di un bambino. Per esempio un ambiente familiare iperprotettivo può rappresentare una minaccia all’autonomia del bambino, che crescerà con l’idea che il mondo è un luogo pieno di insidie e che non possiede sufficienti capacità per affrontarle. Nella vita adulta di questo bambino tutte le situazioni nuove rappresenteranno potenzialmente delle minacce, di fronte alle quali potrà trovarsi a sperimentare una forte ansia e, con buone probabilità, sceglierà di evitarle per paura di non riuscire ad affrontarle da solo. Anche quando viene meno il senso di sicurezza fisica, laddove per esempio il bambino è esposto a situazioni di abbandono o abuso, la percezione di minaccia alla propria incolumità può essere talmente grave da generare una condizione di costante allerta che si protrae anche nell’età adulta.

L’ansia è quindi una manifestazione fisica ed emotiva che segnala la presenza di un pericolo nell’ambiente circostante e, a seconda dell’intensità o della frequenza con cui si manifesta, può rappresentare un problema nella vita di tutti i giorni. Diventa quindi importante esplorare le origini dell’ansia e la sua funzione, le situazioni che la innescano e le strategie impiegate per gestirla.

Il percorso psicologico aiuta in questo processo, da un lato implementando la consapevolezza del proprio funzionamento rispetto alle problematiche ansiose e dall’altro stimolando la ricerca di modalità di risposta all’ansia più funzionali.

La Schema Therapy, oltre a mantenere tecniche di derivazione cognitivo-comportamentale particolarmente efficaci nel trattamento dei disturbi d’ansia, ha messo a punto interventi esperienziali e focalizzati sulle emozioni che sono in grado di agire cambiamenti a un livello più profondo.

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